“Si può essere amici dei propri dipendenti?”

Fino a qualche anno fa, se avessimo posto questa domanda ad un centinaio di amministratori delegati, probabilmente la maggior parte avrebbe risposto che il rapporto tra il “capo” e la forza lavoro doveva essere asettico e poco personale.

L’idea prevalente era quella di mantenere un atteggiamento certamente educato e corretto, ma evitare battute e confidenze per non rischiare favoritismi o discriminazioni.

Oggi, se ponessimo la stessa domanda, le risposte sarebbero probabilmente diametralmente opposte. Cosa è cambiato?

Oggi è cambiata la visione stessa dell’impresa. Finalmente ci si è resi conto che il merito del successo non risiede più solo nelle scelte dei dirigenti, ma soprattutto nel modo in cui tutti i collaboratori riescono a fare squadra per ottenere risultati. I dipendenti non sono più considerati come semplici esecutori di una mansione, ma con le loro idee e competenze contribuiscono sempre di più alle scelte dell’azienda in cui lavorano.

Un approccio più inclusivo e “paritario” richiede ovviamente un nuovo linguaggio aziendale e un diverso modo di rapportarsi. Ecco quindi che la convivialità supera il formalismo, e l’essere amici, oltre che collaboratori, non è più visto come un rischio, ma come una bella opportunità.

Attraverso Welfare Aziendale e scelte innovative, le aziende stanno diventando sempre più ambienti di socializzazione oltre che di lavoro, cercando di migliorare la qualità della vita di ogni collaboratore.

Sempre più frequentemente si organizzano momenti di team building, cene, escursioni e vacanze aziendali. Anche i titolari, in questo contesto, sono più “umanizzati”, con i loro pregi e difetti. Nel rispetto della “posizione”, il linguaggio è più sciolto e confidenziale. In questo modo la comunicazione è più veloce e trasparente e i risultati sono migliori.

Quindi sì, si può essere amici dei propri dipendenti, mai in maniera forzata. Amicizia e confidenzialità sono oggi elementi importanti per il successo di un’impresa.