Trasparenza Salariale: Direttiva UE 2023/970
Il tema della parità retributiva tra uomini e donne è da anni al centro dell’agenda europea e nazionale.
La nuova Direttiva UE 2023/970, pubblicata il 17 Maggio 2023, rappresenta un passo importante verso una maggiore trasparenza salariale e la riduzione del cosiddetto gender pay gap.
In questo articolo approfondiamo cosa prevede la direttiva, i tempi di applicazione, i numeri del gender pay gap in Italia, i principali dubbi e criticità, e quali vantaggi concreti ci si può aspettare.
Cos’è la Direttiva UE 2023/970 e quando entrerà in vigore
La Direttiva UE 2023/970 impone agli Stati membri di adottare misure per garantire maggiore trasparenza sui salari e ridurre le discriminazioni di genere nella retribuzione.
I principali obblighi per i datori di lavoro e i diritti per i lavoratori includono:
- Pubblicazione del range salariale negli annunci di lavoro o prima del colloquio;
- Divieto di chiedere informazioni sul passato salario del candidato;
- Diritto dei lavoratori di conoscere la propria retribuzione e la media salariale per genere in ruoli equivalenti, entro 60 giorni dalla richiesta;
- Audit retributivo obbligatorio entro 6 mesi se il divario supera il 5%, da svolgere congiuntamente ai rappresentanti dei lavoratori;
- Onere della prova a carico del datore di lavoro in caso di reclami per discriminazione salariale;
- Possibilità di risarcimenti e sanzioni per le vittime di disparità retributive.
Tutti gli Stati membri devono recepire la direttiva entro il 7 Giugno 2026.
L’Italia si prepara (o quasi): punti di forza e criticità
L’Italia ha già alcune basi importanti:
- Dal 2021, le imprese con più di 50 dipendenti devono redigere un report biennale sul gender pay gap;
- È in corso l’iter per la Legge di delegazione europea 2024 che recepirà la direttiva;
- Esiste un modello di certificazione sulla parità di genere che anticipa alcuni obblighi.
Tuttavia, permangono alcune lacune:
- Mancano ancora norme concrete per recepire pienamente la direttiva entro il 2026;
- Servono job classification solide e standardizzate per garantire equità oggettiva;
- Non è chiaro quali saranno i meccanismi sanzionatori e i controlli effettivi.
Queste carenze rischiano di rallentare o limitare l’impatto reale della normativa.
Il gender pay gap italiano: numeri che fanno riflettere
Secondo i dati più recenti:
- Le donne in Italia guadagnano in media circa il 20% in meno rispetto agli uomini;
- Il tasso di occupazione femminile è del 52,5%, rispetto al 70,4% degli uomini;
- Solo il 21% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri sono donne;
- L’Istat rileva un gap “rettificato” (tenendo conto di ruolo e ore lavorate) di circa 5,6%;
- Eurostat segnala un gap medio per l’Italia del 4,3%, più basso della media UE del 12,3%.
Questi numeri mostrano una situazione complessa, dove disparità salariali e di opportunità sono ancora rilevanti.
I principali dubbi sulla Direttiva UE 2023/970
- Range salariali poco credibili
Spesso i range pubblicati negli annunci sono troppo ampi, ad esempio da 9.999 a 49.999 euro, rendendo la trasparenza effettiva limitata.
- Audit efficaci o di facciata?
Solo un coinvolgimento attivo dei dipendenti e dei loro rappresentanti potrà garantire che gli audit non siano solo formali, ma conducano a interventi reali per colmare il gap.
- Privacy vs trasparenza
La direttiva tutela la privacy individuale: i lavoratori avranno accesso solo a dati aggregati per genere, non agli stipendi personali di colleghi.
- Sanzioni funzionanti?
Sebbene siano previste multe e risarcimenti, l’efficacia dipenderà da una rete di controlli e da una cultura aziendale pronta a cambiare.
Vantaggi concreti attesi dalla Direttiva
Se applicata correttamente, la Direttiva può portare a:
- Un aumento medio fino a 700 euro annui per le donne italiane, grazie all’eliminazione del segreto salariale;
- Una significativa riduzione del gender pay gap nazionale, con benefici anche per il clima aziendale e la produttività;
- Maggiore trasparenza che può favorire un mercato del lavoro più equo e competitivo.
Roadmap per imprese e istituzioni: come prepararsi al 2026
Per affrontare al meglio la Direttiva, imprese e istituzioni dovrebbero:
- Eseguire audit immediati sui gap retributivi, includendo anche componenti accessorie come bonus e benefit;
- Approvare job classification oggettive, standardizzate e con range salariali chiari, eliminando la pratica di chiedere la salary history;
- Preparare procedure interne per rispondere tempestivamente alle richieste dei lavoratori (entro 60 giorni);
- Formare HR e manager su criteri retributivi neutrali e non discriminatori;
- Monitorare costantemente l’avanzamento legislativo e i decreti attuativi per garantire il rispetto della scadenza del giugno 2026.
Siamo pronti per una svolta?
- La Direttiva UE 2023/970 rappresenta un’importante opportunità per ridurre le disuguaglianze salariali di genere.
Tuttavia, il successo dipenderà dalla volontà politica, dalla capacità delle aziende di attuare misure concrete e dalla consapevolezza dei lavoratori. - In Italia il cammino è iniziato, ma è ancora lungo e complesso.
Sarà cruciale superare le criticità attuali, puntare su job classification trasparenti e creare una cultura di responsabilità e parità. Solo così la trasparenza salariale potrà tradursi in reali vantaggi per le donne e per l’intero mercato del lavoro.
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